Gaza Senza Cibo né Acqua: la Carestia Voluta da Israele

di Claudia Carpinella

A Gaza non entrano cibo, acqua né medicinali da sessanta giorni.

Mentre oltre due milioni di persone sono strette nella morsa della fame e della sete, più di tremila camion carichi di aiuti umanitari restano fermi ai valichi a causa del blocco imposto da Israele, senza poter raggiungere chi ne ha disperato bisogno. È quanto riportato dalle Nazioni Unite e dal World Food Programme, che ha definito l’attuale crisi umanitaria a Gaza come senza precedenti.

Ciò che colpisce drammaticamente — e rappresenta un unicum nella storia odierna — è che mai prima d’ora un intero Paese è rimasto privo di cibo e acqua pur avendo, a poche centinaia di metri, convogli parcheggiati con 116mila tonnellate di assistenza alimentare, sufficienti a sfamare un milione di persone per almeno quattro mesi. Il cibo c’è, l’acqua potabile pure. Quel che manca è l’autorizzazione di Israele ad aprire i valichi di Kerem Shalom e di Rafah per consentire il passaggio dei camion carichi di aiuti.

La Guerra dell’Acqua

Sotto il peso della guerra, i palestinesi di Gaza stanno affrontando una crisi idrica che minaccia la loro stessa sopravvivenza quotidiana. L’accesso all’acqua potabile era già fortemente limitato prima della rottura della tregua da parte delle forze israeliane; ora, con i bombardamenti incessanti, la situazione è divenuta catastrofica. Il quotidiano Haaretz riporta che “due terzi dei sistemi di approvvigionamento idrico dell’enclave non sono operativi, a causa dei bombardamenti e della carenza di carburante che ha costretto alla chiusura delle stazioni di pompaggio”.

Il magazine israeliano +972 approfondisce ulteriormente, riferendo che “dal 7 ottobre l’Idf ha distrutto 719 pozzi d’acqua. Il 10 marzo Israele ha interrotto la fornitura di elettricità a Gaza, costringendo il più grande impianto di desalinizzazione della Striscia a ridimensionare le proprie operazioni. Pochi giorni dopo, anche il secondo impianto più grande è stato costretto a fermarsi a causa della carenza di carburante”, conseguenza diretta del blocco totale imposto all’enclave.

Successivamente, tra il 5 e il 7 aprile, anche l’impianto idrico di Ghabayen, a Gaza City, è stato deliberatamente bombardato. Si trattava dell’ultimo pozzo operativo nella parte settentrionale della Striscia, che garantiva il rifornimento idrico a Gaza e Jabalia.

“Diluire l’Acqua del Mare con Quella Potabile”

Ed è così che oggi, secondo quanto riportato dalle Nazioni Unite, solo un palestinese su dieci ha accesso a una fonte d’acqua relativamente “pulita” — che, tuttavia, sarebbe considerata non potabile secondo gli standard occidentali.

Con straordinaria resilienza, il popolo palestinese cerca di affrontare, come può, la crisi idrica. Il magazine +972 ha raccolto la testimonianza di Wissam Badawi, madre di famiglia: “Non c’è un pozzo nelle vicinanze, quindi mando i miei figli sulla spiaggia a prendere acqua di mare per l’uso quotidiano. Poi mescoliamo l’acqua pulita che ci rimane con quella di mare per ridurne la salinità e renderla potabile”.

I pochi pozzi d’acqua ancora funzionanti non sono sufficienti a coprire il fabbisogno della popolazione, senza contare che quelli rimasti attivi si trovano spesso a grande distanza dagli accampamenti di fortuna. Ha raccontato Wael Abu Amsha, un uomo di 51 anni a cui è rimasto un solo figlio di 7 anni: “Cammino per sei chilometri e aspetto per ore solo per riempire un gallone d’acqua per la mia famiglia, il che non è nemmeno sufficiente. Finisco per mescolarlo con l’acqua di un’altra stazione, più vicina ma non potabile. Non abbiamo altra scelta”.

“La Carestia è Deliberatamente Voluta”

Alla crisi idrica si aggiunge quella alimentare, aggravata dalla devastazione provocata dagli attacchi israeliani, che continuano a massacrare decine di palestinesi ogni giorno. Un dato su tutti: nelle ultime 72 ore, l’esercito israeliano ha ucciso 167 persone, tra cui decine di bambini.

Eloquenti, a tal proposito, le parole di Philippe Lazzarini, Commissario generale dell’Unwra: “Israele sta perpetrando una carestia voluta e politicamente motivata”. Dichiarazioni che fanno eco a quanto riferito dalle Nazioni Unite il mese scorso: “Israele sembra infliggere ai palestinesi della Striscia condizioni di vita sempre più incompatibili con la loro continua esistenza come gruppo a Gaza”. Le basi di un genocidio, in pratica.

Articolo di Claudia Carpinella

Fonte: https://it.insideover.com/guerra/gaza-senza-cibo-ne-acqua-la-carestia-voluta-da-israele.html

GUARIRE LA MENTE DOPO UN LUTTO

di Thich Nhat Hanh

Guarire la Mente Dopo un Lutto

di Thich Nhat Hanh

Il dolore per una perdita può sembrare immobile, come se avesse congelato il tempo.

Guarire la mente dopo un lutto nasce proprio da questo spazio fragile e silenzioso, dove le parole sembrano mancare e il cuore fatica a trovare un appiglio.

Thich Nhat Hanh, con la sua voce calma e profondamente umana, accompagna il lettore in un percorso di ascolto e presenza, offrendo sostegno a chi sta attraversando una delle esperienze più universali e allo stesso tempo più intime della vita.
Anche nel dolore più profondo può aprirsi un varco di consapevolezza.

Ciò che rende questo libro speciale è il modo in cui affronta il lutto: senza negarlo, senza volerlo “superare” in fretta.

Il maestro zen non propone tecniche rigide né consolazioni superficiali, ma una pratica gentile di attenzione alla mente e al cuore.

Il dolore non viene visto come un nemico da combattere, bensì come un’esperienza da accogliere con rispetto, perché contiene in sé il segno dell’amore vissuto.

Accogliere non significa arrendersi, ma prendersi cura.

Pagina dopo pagina, il libro invita a riconoscere le emozioni che emergono dopo una perdita — tristezza, rabbia, senso di vuoto — e a restare con esse senza giudizio.

Attraverso riflessioni semplici e profonde, Thich Nhat Hanh mostra come la consapevolezza possa trasformare il rapporto con il ricordo della persona amata, permettendo di riconnettersi alla gratitudine, alla continuità dell’amore e alla vita che ancora scorre nel presente.

Il ricordo può diventare un luogo di pace, non solo di mancanza.

Leggi questo libro se…

  • stai vivendo un lutto e senti il bisogno di uno spazio sicuro per stare con il dolore, senza forzarti a “stare meglio”;
  • cerchi parole che parlino alla mente e al cuore con compassione autentica, non con frasi fatte;
  • desideri trasformare la sofferenza in un cammino di consapevolezza, ritrovando forza e serenità interiori;
  • vuoi imparare a onorare il legame con chi non c’è più, senza restare prigioniero della perdita;
  • senti che la spiritualità può essere un sostegno concreto anche nei momenti più difficili della vita.

Ogni passo consapevole restituisce un po’ di respiro.

Guarire la mente dopo un lutto non promette di cancellare il dolore, ma offre qualcosa di più profondo: la possibilità di abitare la sofferenza con presenza, lasciando che il tempo, l’ascolto e la gentilezza interiore facciano il loro lavoro.

Un libro da leggere lentamente, quando se ne sente il bisogno, come una mano posata con rispetto sulla spalla.

A volte, la vera guarigione inizia semplicemente dal concedersi di sentire.

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