Facebook coglione: censura perfino i nudi di Rubens!

Algoritmi del social network (sempre più in calo di iscritti) impazziti: bannate le opere del celebre pittore fiammingo. Protesta il Belgio.

Facebook non distingue tra arte e pornografia. È questo il concetto espresso in una lettera aperta indirizzata a Mark Zuckerberg, ceo di Facebook, da parte di una serie di musei ed istituzioni culturali del Belgio, che hanno protestato per la censura ai nudi di Rubens.

Le nudità vengono automaticamente escluse dalla piattaforma e filtrate dal social, in base ad alcune regole che regolano la pubblicazione sul web dei contenuti per adulti. Inoltre – scrive l’agenzia Belga – lo scorso luglio l’ufficio del turismo ha deciso di dar vita ad una protesta ironica, diffondendo un video via web che invita i visitatori della House of Rubens ad Anversa, ad allontanarsi dai dipinti del pittore barocco per “proteggersi dalla nudità”, in una sorta di replica a Facebook.

“Indecente, è questo il modo in cui il seno, i glutei e i cherubini di Peter Paul Rubens vengono considerati, ma non da noi, bensì da voi”, hanno scritto nella lettera i firmatari per chiedere di trovare una soluzione al problema.

Fonte: http://www.ilpopulista.it/news/29-Luglio-2018/27852/facebook-coglione-censura-i-nudi-di-rubens.html

Libri e varie...
DEMENZA DIGITALE
Come la nuova tecnologia ci rende stupidi
di Manfred Spitzer

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L'uso sempre più intensivo del computer scoraggia lo studio e l'apprendimento e, viceversa, incoraggia i nostri ragazzi a restare per ore davanti ai giochi elettronici. Per non parlare dei social che regalano surrogati tossici di amicizie vere, indebolendo la capacità di socializzare nella realtà e favorendo l'insorgere di forme depressive. Manfred Spitzer mette politici, intellettuali, genitori, cittadini di fronte a questo scenario: è veramente quello che vogliamo per noi e per i nostri figli?

Senza computer, smartphone e Internet oggi ci sentiamo perduti. Questo vuol dire che l'uso massiccio delle tecnologie di consumo sta mandando il nostro cervello all'ammasso. E intanto la lobby delle società di software promuove e pubblicizza gli esiti straordinari delle ultime ricerche in base alle quali, grazie all'uso della tecnologia, i nostri figli saranno destinati a un radioso futuro ricco di successi.

Ma se questo nuovo mondo non fosse poi il migliore dei mondi possibili? Se gli interessi economici in gioco tendessero a sminuire, se non a occultare, i risultati di altre ricerche che vanno in direzione diametralmente opposta?

Sulla base di tali studi, che l'autore analizza in questo libro, è lecito lanciare un allarme generale: i media digitali in realtà rischiano di indebolire corpo e mente nostri e dei nostri figli. Se ci limitiamo a chattare, twittare, postare, navigare su Google... finiamo per parcheggiare il nostro cervello, ormai incapace di riflettere e concentrarsi.

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