Tra i maggiori produttori di greggio gli Emirati Arabi Uniti infliggono un duro colpo al cartello a guida saudita, puntando al doppio della produzione.

Inizia a diventare visibile la riorganizzazione del flusso energetico mondiale, dove Londra viene progressivamente tagliata fuori. Emirati Arabi Uniti (il terzo tra i produttori dell’organizzazione petrolifera, subito dopo Arabia Saudita e Iraq), fuori dall’OPEC e OPEC+
Queste mosse non sono mai casuali: seguono tempistiche ben precise dettate da coordinamenti ad altissimo livello.
Con questa mossa l’EAU potrà aumentare la produzione di petrolio senza dover rendere conto a nessuno. E se cresce la produzione, scende il prezzo. Londra e Ursula grugniscono (anche se per quest’ultima non vi sono differenze di espressione facciale) ma devono obbligatoriamente subire il cambiamento epocale che vi è in corso che li vede irreversibilmente e necessariamente perdenti.
L’Iran adesso ha molto meno potere contrattuale e ancora meno soldi in cassa visto che vi sono sempre le navi americane a presidiare Hormuz e la quotazione del petrolio andrà a scendere.
Inoltre, l’Arabia Saudita (controllata in parte da Londra), viene gravemente danneggiata perché:
– E’ un terremoto per il cartello petrolifero;
– Resta il perno del sistema, ma perde un membro importantissimo;
– Avrà molta meno capacità di controllare i prezzi e la produzione.
E finalmente, una buona notizia per noi italiani: per un Paese importatore netto come l’Italia, questo significa innanzitutto una possibile riduzione del costo dell’energia con conseguente riduzione della bolletta energetica e alleggerimento dei costi di produzione a beneficio di famiglie e imprese.
Dopo 60 anni gli Emirati Arabi Uniti escono da OPEC e OPEC+. Proprio adesso. Ma guarda…
Riferimenti: https://www.rainews.it/articoli/2026/04/emirati-arabi-uniti-via-da-opec-usciamo-per-nostro-interesse-nazionale-cc50be4b-3684-45df-9fd7-ab02363995c4.html
Fonte: https://t.me/In_Telegram_Veritas



































