Donne più intelligenti dell’uomo, forse grazie al Multitasking

di Enrico Franceschini

Uno studio sul quoziente intellettivo rivela che la parità dei sessi è raggiunta o quasi. Il segreto forse nella vita stressante della donna, costretta a giostrarsi tra casa, lavoro, figli ecc.

Le donne sono più intelligenti degli uomini. Forse lo sono sempre state, da Adamo ed Eva in poi, ma in passato non riuscivano ad esprimere in pieno tutto il loro potenziale. Oppure lo sono diventate in era più recente, grazie allo stress di dover combinare famiglia e lavoro, casa e carriera, insomma allo sforzo di dover fare più cose contemporaneamente. Come che sia, per la prima volta le femmine ottengono mediamente risultati migliori dei maschi, nei test sul quoziente d’intelligenza.

Non era mai successo. Non succede in ogni Paese, ma la tendenza è chiara ed evidente: “L’effetto della vita moderna sul cervello delle donne sta appena cominciando ad emergere”, afferma James Flynn, lo psicologo considerato la maggiore autorità mondiale in materia, ora in procinto di pubblicare un nuovo libro, in cui analizza il “sorpasso” femminile in questo campo.

La storia dei test sul quoziente d’intelligenza (QI) è controversa. È sempre stato oggetto di dibattito se ottenere un alto punteggio sia un metodo accurato per misurare l’intelligenza assoluta. Spesso i risultati dei test sul QI, sono stati usati impropriamente per sostenere la superiorità di una razza su un’altra, o di un sesso (quello maschile) sull’altro. E, tuttavia, i test vengono abitualmente utilizzati come sistema di analisi in ambito accademico, lavorativo, sociologico.

Una cosa è certa: negli ultimi decenni, i punteggi medi hanno continuato progressivamente a salire, sia per gli uomini che per le donne. Proprio una scoperta del professor Flynn, negli anni ’80, ha stabilito che, perlomeno nei Paesi occidentali, i risultati dei test crescono mediamente di tre punti ogni decennio, per cui un europeo odierno dovrebbe ottenere un punteggio di trenta punti più alto dei suoi nonni o bisnonni. “È una conseguenza della modernità”, dice Flynn al Sunday Times, “la complessità del mondo moderno ha spinto i nostri cervelli ad adattarsi e ha fatto crescere il nostro QI”.

Ma la modernità, aggiunge lo studioso, sembra avere agito da stimolo più sulle donne che sugli uomini. I dati da lui raccolti indicano infatti che il QI femminile è cresciuto ancora di più di quello maschile. Il risultato è che in certe nazioni, come l’Australia, maschi e femmine ottengono ora in media un punteggio identico. In altri Paesi, come la Nuova Zelanda, l’Estonia e l’Argentina, dove il professor Flynn ha iniziato le sue ricerche, le donne hanno adesso superato gli uomini. Un evento significativo, poiché è la prima volta che accade su larga scala.

Due le teorie per spiegare il fenomeno. Una è che le donne d’oggi, costrette a una vita multitasking in cui devono giostrare allo stesso tempo famiglia e lavoro, abbiano sviluppato una maggiore intelligenza. L’altra è che abbiano sempre avuto potenzialmente un’intelligenza superiore agli uomini, ma solo adesso possano esprimerla, perché più libere di avere un ruolo autonomo. “Le donne sono state per secoli il sesso svantaggiato, represso”, commenta Flynn. “Ora che sono diventate indipendenti si vede meglio quanto valgono”.

Emma Gordon, una studentessa laureatasi alla Bristol University con il massimo dei voti, concorda: “Oggi è diventato socialmente accettabile che una donna sia più intelligente di un uomo e i dati scientifici lo dimostrano”. Helena Jamieson, uscita da Cambridge con un dottorato, crede che sia stato sempre così: “Sotto sotto noi donne abbiamo sempre saputo di essere più intelligenti degli uomini, ma in passato dovevamo attenerci allo stereotipo del “gentil sesso”, perciò abbiamo lasciato credere ai maschi che fossero più intelligenti“.

Articolo di Enrico Franceschini

Rivisto da Conoscenzealconfine.it

Fonte: https://www.repubblica.it/scienze/2012/07/16/news/donne_pi_intelligenti_uomini-39121783/

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"Sono nata a Palermo nel 1949, sono madre di tre figli e vivo a Bastia Umbra (PG) dal 1978. Mi sono laureata in Filosofa, ma ho insegnato Materie letterarie per vent'anni nelle scuole medie inferiori e superiori. Lavoro come formatrice, seguo un master di Programmazione neurolinguistica, consulente in medicina psicosomatica, esperta in globalità dei linguaggi, allenatrice allo sviluppo dell'intelligenza emotiva.

Ho ideato e strutturato il progetto e il metodo educativo e formativo For Mother Earth® con l'obiettivo di sviluppare più in generale le risorse umane e più in particolare l'intelligenza emotiva e l'intelligenza spirituale di adulti e bambini, utilizzando la tecnologia della Programmazione neuro-linguistica (ma non solo). Per me ogni essere umano è un seme di luce con innumerevoli qualità che richiedono un ambiente affettivo, accogliente, sicuro e illuminato per potere germogliare e fiorire su Madre Terra.

Attraverso le attività di formazione, di crescita e di evoluzione personale fornisco gli strumenti di cui dispongo perché, chi lo voglia, possa integrare le sue diverse intelligenze in modo da schiudersi, radicarsi e crescere fino a risvegliarsi in un essere umano che sappia riconoscersi come un essere di luce, ogni giorno sempre di più, in tutto quello che fa.

Quello che propongo nasce dalla mia personale e diretta esperienza, dalla mia vita, oltre che dallo studio e dalla ricerca permanente. Amo vivere quello che apprendo e quando funziona nella mia vita, amo passarlo agli altri. Un mio dono è la capacità di tradurre quello che leggo e che per me ha valore in vita quotidiana, in esercizio, strategia, gioco… in attività insegnabile agli altri.E questo mi dà grande gioia.

Per me lo sviluppo dell'intelligenza emotiva è come un percorso o, se preferisci, una danza: è fatto di tanti passi ben direzionati, da farsi uno dopo l'altro, o di passi specifici e coordinati l'uno all'altro per creare una precisa coreografa. Nell'un caso o nell'altro la meta è la qualità della propria vita, o meglio una vita di qualità. Per questa ragione, piuttosto che indicare questo libro che hai in mano come il primo di quattro volumi, l'ho indicato come Primo Passo: il primo passo di un percorso, di una danza che riguarda la vita, la tua."

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