Ci Hanno Convinto che la Benzina a 1,99 Euro ed il Gasolio a 2,19 Siano un Dono

di Gianni Bonafè

A questo punto è una certezza, il cervello umano è andato in tilt in modo irreversibile. Il sistema capitalista dei consumi ha stravinto la guerra. Ci hanno convinto che la benzina a 1,99 euro ed il gasolio a 2,19 siao un dono.

Un regalo che i due colossi dei derivati del petrolio per la trazione, elargiscono al popolo. Hanno inculcato nel percepito della gente comune che a quei prezzi, acquistare carburante è un affare, un grande affare.

Vorrei sollevare il pensiero a chi ha soddisfatto il proprio ego, facendo il pieno al proprio mezzo di trasporto. Magari a quel lavoratore che deve usare il mezzo per recarsi giornalmente al lavoro, a chi volendo sfruttare l’ultimo sole decide di spostarsi su una spiaggia o a visitare una città. A chi è costretto a macinare chilometri per una visita medica, un esame, assistere un parente ricoverato e perché no, scappare dalla solita routine per alcune ore di svago.

Facciamo una semplice botta di conti. Un’ora di auto, solo di carburante a “buon mercato”, equivale ad un’ora di lavoro. Centesimo più, centesimo meno. Per percorrere circa 60 km in un’ora, servono, con una piccola o media auto, circa 4 e passa litri di benzina, ben 8 euro di solo consumo vivo, tralasciando tutti gli altri costi di gestione, come ammortamento, manutenzione, assicurazione e sfighe varie. Per guadagnare 8 euro all’ora, ai nostri giorni, bisogna avere quello che è considerato un discreto lavoro. Infatti 180 ore mensili, moltiplicate per 8 euro, fanno una paga di 1.440 euro.

Ma quanto sono bravi, ci hanno convinto che lo fanno per noi, per farci stare meglio, con grandi, enormi sacrifici da parte loro.

Negli anni 60 ci hanno convinto ad usare l’auto, a farne uno status symbol e giù cambiali. Negli anni 70 hanno cercato di diffondere la falsa informazione che il petrolio stava finendo, che avremmo dovuto sacrificarci e trascorrere le domeniche a piedi. Poi capirono che a noi in fin dei conti piaceva pattinare, andare in bici, camminare e allora, come d’incanto, i carburanti ritornarono ad abbondare, a prezzo raddoppiato ovviamente. Poi alla fine degli anni 70 il gasolio diventò merce rara. Nei due anni precedenti era cambiato il parco auto, tante auto si erano trasformate in ticchettanti trattorini. Per non parlare di super bolli, a gravare su chi tentava di muoversi nel modo più economico possibile.

Per anni ci hanno convinto che produrre benzina era più costoso che trasformare il petrolio in nafta. Ora la benzina ha un costo industriale inferiore. Non ci stiamo capendo più niente, ma loro sono buoni, per i prossimi 3/4 giorni ci sconteranno quei 10 centesimi e appagheranno il nostro senso di affare.

Quando apriremo mai gli occhi? Quando capiremo che il sistema liberale e capitalista, basato esclusivamente sulla ricchezza, anzi sul miraggio della ricchezza, è sempre e solo a vantaggio di pochi?

Fino a quando non ci sveglieremo, loro continueranno a manovrarci, ma con il nostro consenso, in un circolo virtuoso, solo per loro, dove la felicità la misuriamo unicamente quando tirano indietro di un millimetro, quel nodoso palo che da secoli, ci hanno infilato nel deretano sempre più profondamente.

Almeno Dracula, l’impalatore, li faceva morire i nemici, non li torturava per una vita.
E non c’è peggior schiavo di chi, da servo, accondiscende ubbidiente a tutto.

Articolo di Gianni Bonafè

Fonte: https://www.facebook.com/gianni.bonafe.7

IL SETTIMO SENSO
Il linguaggio invisibile dell'anima
di Nader Butto

Il Settimo Senso

Il linguaggio invisibile dell'anima

di Nader Butto

Che cosa rende davvero una persona viva?

Non semplicemente il funzionamento biologico, ma quella qualità più sottile che tiene insieme corpo, emozioni, energia e coscienza.

In Il Settimo Senso, Nader Butto accompagna il lettore in un’esplorazione profonda dell’essere umano, superando la visione frammentata della medicina tradizionale.

La malattia non viene più interpretata come un errore isolato del corpo, ma come il risultato di una disarmonia che si sviluppa nel tempo tra campo energetico, vissuto emotivo e struttura fisica.

Al centro del libro emerge il concetto di Settimo Senso: una facoltà percettiva naturale, presente in ogni individuo, che consente di cogliere ciò che normalmente resta invisibile. Non si tratta di qualcosa di straordinario o esoterico, ma di una sensibilità che può essere riconosciuta e affinata, permettendo di leggere il biocampo, individuare blocchi energetici e comprendere dove il flusso vitale si è interrotto, spesso molto prima che il disagio si manifesti sul piano fisico.

Il punto di partenza non è teorico, ma esperienziale. Butto costruisce la sua riflessione a partire da anni di pratica clinica e osservazione diretta, intrecciando conoscenze mediche e visioni più ampie dell’essere umano.

Il risultato è un approccio che non separa, ma integra, offrendo una lettura coerente e articolata della salute.

Il Settimo Senso invita a sviluppare una nuova capacità di ascolto: più profonda, più attenta, meno condizionata. Una modalità di relazione con se stessi che apre a una comprensione diversa del sintomo, del disagio e del processo di guarigione.

Nel libro trovano spazio alcuni temi chiave, sviluppati in modo chiaro e progressivo:

  • il legame tra emozioni, stress e organi, e il modo in cui le tensioni interiori si riflettono nel corpo
  • la funzione di chakra e meridiani, descritti come componenti reali del biocampo energetico
  • le quattro fasi della vita e i quattro stadi dello stress, come mappa evolutiva dell’esperienza umana
  • la distinzione tra intuizione e percezione verificabile, per orientarsi tra esperienza soggettiva e osservazione concreta

Ne emerge una visione in cui la salute non coincide semplicemente con l’assenza di malattia, ma con uno stato di coerenza interna, vitalità e connessione con il proprio percorso. In questo senso, il libro parla sia a professionisti della salute – medici, terapeuti, ricercatori – sia a chi avverte l’esigenza di comprendere più a fondo ciò che accade dentro di sé.

Guarire, suggerisce Butto, non significa tornare a una condizione precedente, ma ritrovare un allineamento più autentico.

Non è un recupero, ma un ritorno: a una direzione interiore, a una consapevolezza più ampia, a un senso più profondo dell’esistenza.

...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *