Cambio di Paradigma. Ascensore Sociale Rotto e… Forse Non è Così Male

di Claudio Risé

Ahi, ahi, ahi, c’è un nuovo rischio in Italia. Gli editorialisti più rinomati spiegano che per ragioni complesse l’ascensore sociale, mito sociologico di passato successo ormai si è bloccato e la gente per pregiudizi conservatori non crede più che il futuro possa essere meglio.

Le persone faticano a migliorare la propria posizione economica e sociale. Anche i più coraggiosi che osano fare figli, comunque credono che ai figli andrà peggio che a loro. L’attenzione e preoccupazione per l’ascensore sociale è interessante perché ripropone una delle immagini più fragili e usurate della società tardomoderna, nella quale certamente ci troviamo, ma dalla quale – altrettanto certamente – moltissima gente vorrebbe anche uscire, e non soltanto i giovanissimi.

Chi l’ha detto infatti che il successo economico e quello simbolico, ma soprattutto il sentirsi bene, venga da quel trovarsi sopra la testa degli altri che ci viene assicurato nell’ormai oltre un secolo di società industriale e di consumo, soprattutto occidentale con i suoi luccicanti ascensori?

Perché il cittadino della tarda modernità deve rimanere a tutti costi uno scalatore sociale, come è diventato dopo essersi ripreso dai due massacri delle guerre mondiali? È vero che nelle aziende la carriera si accompagna al numero del piano dell’ufficio, ma forse è vero che l’essere umano non può restare inchiodato lì. La dea Azienda non fa più miracoli e l’arma Denaro se vuole combinare qualcosa di significativo per gli esseri umani dovrà studiare un po’ di antropologia, come dimostra la condizione umanamente penosa della maggior parte dei miliardari.

Il fatto è che star bene dipende anche dal tuo far stare bene gli altri, come ogni visione religiosa richiede, e quella cristiana più di tutte le altre. È naturale che la torre, il simbolo più eclatante della società industriale dei consumi, abbia gli ascensori in panne. Non puoi diventare felice rendendo gli altri dipendenti dai tuoi prodotti. Il tuo è un potere malsano, come quello dei mercanti di droga. Ma sopra tutto, a un livello un po’ più profondo, è solo alla Pentecoste, dopo la discesa dello Spirito Santo fra gli uomini, che si comprendono le lingue degli altri in una dimensione di pace e collaborazione.

Se non c’è lo Spirito tutte le torri di Babele con la loro verticalità non hanno comunque mai guadagnato l’indiscutibile primato cui aspiravano. È lo stesso Signore a distruggerle.

Per essere felici sulla terra è indispensabile rimanerci sopra, senza fantasie di grandezze artificiali che sono solo salti da circo, abitarla senza ansiogene manie di grandezza e superiorità, ancora oggi molto spinte dalla cultura dominante, ossessivamente materialistica ma poco realista. E da questo punto di vista il rifiuto dell’ascensore sociale di molti giovani oggi va sicuramente capito: le forme, i modi e i contenuti dell’affermazione umana nella società industriale dei consumi sono poverissime, non solo dal punto di vista economico e formale, ma contenutistico, culturale, fisico. E purtroppo sono gli stessi giovani ad ammalarsi per le molteplici droghe artificiali in circolazione, e a morirne.

Come dimostra anche l’esperienza del lavoro psicologico con le persone, l’ossessione vanesia del venire promossi nella vita dai formalismi meccanici dell’attuale ascensore sociale non è più produttiva. Mentre invece lo è l’entrare in contatto ed aprirsi ai fenomeni ed esperienze dove entra in gioco l’energia libera, ossia quella frazione di energia che può essere trasformata in lavoro utile e che quindi alimenta tanto i processi vitali quanto i fenomeni naturali e le nostre tecnologie”. (Roberto Battiston, “Energia. Una storia di creazione e distruzione”. Raffaello Cortina Editore).

È una fase difficile ed emozionante, in cui si ha a che fare con le parti di energia non ancora “disperse in forme di calore uniforme” per farne forze costruttive: di società, personalità, città, boschi, culture. Sono in molti, ora, che si trovano ad averci a che fare: fisici, psicoanalisti, neuroscienziati. Politici per ora pochini. L’importante è partire da energie libere e non da scenari costosi, ingombranti e inutilizzabili.

Articolo di Claudio Risé (“La verità”, 19 novembre 2025)

Fonte: https://claudio-rise.it/index.php/rise-su-la-verita/lo-sguardo-selvatico/765-cambio-di-paradigma-ascensore-rotto-e-forse-non-e-cosi-male-di-claudio-rise-pag-1-e-18-da-la-verita-19-novembre-2025

TI LASCIO ANDARE
Come liberarsi dai pesi invisibili
di Daniel Lumera

Ti Lascio Andare

Come liberarsi dai pesi invisibili

di Daniel Lumera

Quante volte ci aggrappiamo a situazioni o a persone per paura di perdere noi stessi?

Ma in realtà lasciarle andare ci permette di ritrovare la nostra completezza. Ci insegna che siamo interi in noi stessi e che la vera felicità nasce dalla connessione con la nostra essenza più autentica.

Nel libro, l'autore esplora il lasciare andare in modo unico, non solo teorico, ma anche pratico, mediante un approccio esperienziale composto da cinque strategie ad alto impatto sulla qualità della nostra vita.

Il lasciare andare è un tema centrale nell'esperienza umana. Lasciati ispirare dalle conoscenze sapienziali secolari, così come dalle più recenti scoperte scientifiche in un viaggio che tocca differenti tradizioni, culture, contesti, approcci, esperienze.

Questo libro è un invito a riscoprire la libertà interiore.
Un viaggio profondo e trasformativo attraverso l’arte del “lasciar andare”.

In questo nuovo libro Daniel Lumera, esperto di fama internazionale nel campo del benessere, ci guida in un viaggio profondo e trasformativo attraverso l’esperienza del “lasciar andare”. 

Ognuno di noi ha qualcosa che non riesce a perdonare o lasciare andare: un’abitudine, una dipendenza fisica o relazionale, il bisogno di controllo, un progetto, una relazione finita o giunta al capolinea, un dolore mai integrato, una morte mai superata, pensieri, giudizi, paure, aspettative… 

Con un approccio che unisce antiche sapienze millenarie e scienze moderne, Lumera esplora, alla luce delle più recenti ricerche neuroscientifiche, quanto e come lasciare andare sia essenziale per una vita significativa.

Il percorso proposto parte dalla sua esperienza nell’accompagnamento al fine vita, che lo ha spinto ad approfondire il tema del congedo, non solo dagli altri, ma anche dal proprio ego, dal passato e dalle aspettative sul futuro.

“Lasciar andare”, ci spiega Lumera, “non significa rinunciare, ma imparare a vivere pienamente il presente, con gratitudine, leggerezza e felicità. Significa liberarsi dai pesi invisibili che portiamo dentro per fare spazio al nuovo e all’inaspettato.“

Con insegnamenti, esempi concreti ed esperienze tratte dalla vita quotidiana, Lumera offre un percorso ricco di strumenti pratici per superare le paure legate alla perdita e al cambiamento, imparando ad accogliere con serenità il flusso naturale della vita.

Un testo indispensabile per chiunque debba imparare a lasciare andare o voglia aiutare chi ha bisogno di farlo.

«Dio, non ho più niente.»
Una voce mi rispose:
«Ora hai lo spazio per tutto ciò che arriverà.»

- Daniel Lumera - 

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