Baby cantanti-ballerine scimmiottano atteggiamenti da “grandi” su TikTok

 di Nino Materi

“Benny G” ha una mamma manager e migliaia di followers, grazie a video con brani e moine osé da diva.

Benny G - Amo' mi gira la testa (Ufficiale 2020) - Video Dailymotion

“Benny G”, 9 anni, minigonna, “sensualissima”, non è l’unico caso. Le baby cantanti-ballerine (ma ci sono pure i maschietti) che scimmiottano atteggiamenti da “grandi” abbondano sui social. E non da oggi. Purtroppo l’asticella del buon gusto è in continua discesa, tanto da vedere bambine con i denti da latte vestirsi e muoversi in maniera imbarazzante. Eppure i loro video piacciono esageratamente, tanto da raccogliere i consensi di migliaia di followers.

Tutti pazzi per dieci, cento, mille bimbe che sculettano, truccate pesantemente e che interpretano canzoni d’amore dove i richiami al sesso sono più che espliciti. Siamo sul crinale della pedofilia o è solo tutto un “grande gioco”? I genitori (soprattutto la mamma) di “Benny G” – la neomelodica più famosa e cliccata d’Italia – non hanno dubbi: la situazione è “sotto controllo”, la bambina “si diverte” e tutti sono “felici e contenti”.

Quali nefaste conseguenze possano avere su “Benny G” (e tutti i piccoli web-fenomeni come lei) i video a getto continuo autoprodotti per TikTok e gli altri profili social non è un problema che assilla i genitori. Anzi, sono proprio loro i principali manager dei bimbi-prodigio: li ispirano, li incoraggiano, li spronano. Tutto meno che proteggerli da un’esposizione digitale che – sul punto concordano tutti gli esperti – produrrà “effetti psicologici devastanti”.

“Il modello di successo dell’influencer e l’adrenalina di sentirsi potenzialmente gratificati in tempo reale dai mi piace per qualsiasi esibizione social, stanno facendo danni enormi – spiega un report degli psicoterapeuti dell’età infantile. Un circolo vizioso del quale spesso fanno parte integrante anche i genitori, cioè proprio quei soggetti che dovrebbero proteggere i bambini”.

Risultato: l’esercito dei “Benny G” cresce e, per ora, si gode gli applausi dei tiktoker. Ma le piccole star diventeranno grandi depressi? E le mamme che oggi, invece di tutelare le figlie dalla platea informe del web, godono dei loro successi virtuali? Fa impressione sapere che molte delle starlette-bonsai che si esibiscono in rete hanno più o meno la stessa età della povera Antonella, morta a 10 anni nel bagno di casa a Palermo, risucchiata dal gorgo di una “sfida estrema”. Anche Antonella inviava su TikTok video in cui ballava e cantava, ma era roba innocente, priva di “velleità artistiche” e comunque non certo invogliata da una madre e un padre esibizionisti.

Il seguito di faccine entusiaste che accompagna le performance di “Benny G” è invece la spia di un fenomeno di segno opposto. Quello cioè di una realtà genitoriale che non solo non si accorge dei pericoli di internet, ma addirittura li sfida offrendo immagini “provocatorie” dei propri bambini in pasto allo stesso Moloch che ha divorato l’innocenza di Antonella.

Articolo di Nino Materi

Rivisto da Conoscenzealconfine.it

Fonte: https://www.ilgiornale.it/news/politica/felicit-madre-figlia-9-anni-aspirante-stella-tiktok-1918903.html

Libri e varie...
VIAGGIO NEL SILENZIO
I preti pedofili e le colpe della chiesa
di Vania Lucia Gaito

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I preti pedofili e le colpe della chiesa

di Vania Lucia Gaito

Quanta sporcizia c'è nella Chiesa... Signore, la veste e il volto così sporchi della tua Chiesa ci sgomentano. Ma siamo noi stessi a sporcarli!" (Cardinale Joseph Ratzinger, 2005)

Aiutiamo la Chiesa a eliminare questa terribile macchia. Non stiamo parlando di casi isolati, lo scandalo dei preti pedofili non riguarda solo gli Stati Uniti (5000 casi!). Sono migliaia in tutto il mondo, e molti in Italia. Un fenomeno taciuto per anni. E coperto dal Vaticano, pronto a solidarizzare anche con chi è stato condannato dalla giustizia dei loro paesi. O, se proprio costretto, a risarcire la vittima comprandone il silenzio.

“Tu non parlare con nessuno”: la Chiesa sembra offrire solo la promessa del perdono alle vittime e ai colpevoli, tutti allo stesso modo peccatori. Pesa molto l’elogio di Giovanni Paolo II al fondatore dei Legionari di Cristo, ritenuto colpevole di decine di abusi, l’imbarazzo di fronte ai casi di don Cantini e don Gelmini, tanto amico di illustri personaggi (Berlusconi, Gasparri, Fini).

Ma adesso qualcosa sta cambiando. Questo libro raccoglie le voci di chi ha avuto il coraggio di denunciare e ribellarsi, raccontando anche che cos’è oggi la vita di un prete. Ci aspettiamo dalla Chiesa un gesto forte che la renda credibile agli occhi del mondo come ispiratrice di giustizia e verità.

Postfazione di Massimilano Frassi, presidente dell’associazione Onlus Prometeo. Lotta alla pedofilia e tutela infanzia violata.
Con una lettera a Giovanni Paolo II di un gruppo di ex Legionari di Cristo, vittime di padre Marcial Maciel Degollado.
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