Antisemitismo?

di Weltanschauung Italia

Ebrei ed arabi hanno una caratteristica comune che si tende a dimenticare: sono entrambi semiti, in quanto la definizione di semita non possiede una connotazione etnica o razziale, ma linguistica.

Semita è ogni popolo che parla una lingua del ceppo semitico, ramo linguistico che rimanda a una matrice culturale comune che denota una comune provenienza ancestrale. Allo stesso modo, ad esempio, si definiscono indoeuropei tutti i popoli che parlano lingue che partecipano del ceppo indoeuropeo, a prescindere da qualsiasi caratteristica etnica o razziale li riguardi.

Questo dovrebbe palesare quanto sia inappropriato e strumentale parlare di antisemitismo riguardo al sentimento di profonda indignazione che serpeggia oggi nel mondo nei confronti di Israele, visto che esso è dovuto essenzialmente alle politiche discriminatorie e segregazioniste (oggi sterminazioniste) che esso esercita nei confronti degli arabi palestinesi.

O si rinuncia al termine “antisemita” nei confronti di chi critica il sionismo militare e militante, o si riconosce che i primi “antisemiti” sono gli ebrei stessi, e chi li critica lo fa per sostegno ai semiti arabi, quindi per definizione non può essere definito “antisemita” ma “prosemita”.

Se è vero, come scrivono i giornali, che il problema più urgente in Italia è una recrudescenza dell’antisemitismo, suggeriamo di ricercarlo in quella parte della cultura, della politica, della società che dà il suo sostegno incondizionato al più antisemita degli stati nel mondo.

Articolo di Weltanschauung Italia

Fonte: https://t.me/weltanschauungitaliaofficial

L'ORTO SENZA FATICA

di Ruth Stout, Gian Carlo Cappello

L'Orto senza Fatica

di Ruth Stout, Gian Carlo Cappello

Questo libro non è solo un manuale di orticoltura, genere inviso alla Stout. È molto, molto di più.

Le domande più comuni di chi inizia a coltivare in maniera naturale trovano qui una risposta: la terra va lavorata e concimata ogni tanto? Quanto si deve irrigare? Che fare se arrivano le lumache? Si possono coltivare grandi appezzamenti con il "Metodo Stout"? Quali materiali si possono usare per una buona pacciamatura? La copertura di materiale vegetale non consuma l'azoto nel terreno? Quando e come va ripristinata la pacciamatura? Come si procede con le semine e le piantagioni in presenza di pacciamatura? Quanto materiale vegetale consuma ogni anno un orto pacciamato?

L'elenco dei quesiti che gli appassionati (e i critici) rivolgono alla Stout trova puntualmente risposte ineccepibili. E talvolta anche irridenti se gli interlocutori si mostrano arroganti.

"Le difficoltà derivano dal cercare di seguire le indicazioni di qualcun altro, obbedendo a delle regole invece di usare il proprio buon senso", chiosa la Stout.

Ruth è una persona simpatica e diventa subito familiare, questo rende più che piacevole lo scorrere delle pagine. È facile vedere in lei la vera precorritrice delle moderne metodologie di coltivazione biologica.

Ma un'altra ragione che mi ha motivato a diffondere in Italia questa pubblicazione è che essa può essere definita indispensabile per coloro che intendano intraprendere con le sole proprie forze il percorso verso una coltivazione veramente secondo Natura, magari per approdare alla Coltivazione Elementare.

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