Sacrifici umani nella storia. Furono praticati anche dagli antichi Greci?

di Pierluigi Montalbano

Il sacrificio è una pratica rituale propria di molte civiltà, antiche e moderne. Secondo il nostro punto di vista e la nostra sensibilità culturale, tendiamo a considerare i sacrifici umani come un qualcosa di aberrante e mostruoso ma al contempo affascinante, da relegare, tuttavia, a civiltà arcaiche o arretrate e non civilizzate.

sacrificio umano antica grecia
Nel 226 a.C. Roma si trovava in una situazione di crisi, essendo minacciata dall’invasione di popolazioni galliche. Dietro consultazione dei “Libri Sibillini”, furono seppellite vive una coppia di Galli e una di Greci nel Foro Boario.
Si scelsero i Galli perché erano i nemici del momento, ma la decisione di sacrificare persone greche non trova, al momento, una spiegazione certa. Lo stesso sacrificio fu ripetuto dopo la battaglia di Canne, nel 216, ancora con vittime greche e galliche, ma questa volta al fine di espiare la condotta impudica di alcune Vestali, che furono coinvolte nel supplizio.

Un testo ittita descrive un rito di purificazione che si eseguiva dopo una sconfitta militare: si tagliavano in due un uomo, un capro, un cagnolino e un piccolo maiale, si ponevano le metà dei corpi a una distanza tale che le truppe potessero passare attraverso di essi, poi attraverso due fuochi, quindi attraverso una porta, e infine venivano bagnate con dell’acqua per essere purificate.

Questo rito così singolare trova analogie presso numerose civiltà, allo scopo di evitare un pericolo, trovare scampo da malattie o altre circostanze difficili. Erodoto riferiva che il persiano Serse fece passare il proprio esercito tra le metà di un corpo umano prima di marciare sull’Ellesponto, inoltre, l’esercito vittorioso di Peleo, a Iolco in Tessaglia, passò attraverso le metà del corpo di Astidamia, la moglie del re vinto Acasto.

Conosciamo il rito ebraico del capro espiatorio dell’Antico Testamento, che prevedeva, in occasione della festa autunnale dei Tabernacoli, il sacrificio di un capro che assumeva su di sé tutto il male di Israele accumulatosi durante un intero anno.

Ad Atene, un rito prevedeva il sacrificio di vittime umane durante la celebrazione della festa Thargelia, in onore di Artemide e Apollo. Prevedeva che due vittime scelte tra la classe più bassa venissero espulse dalla città, dopo essere state nutrite a spese pubbliche per un certo periodo.

Mentre per Atene non si ha nessuna notizia circa l’uccisione di tali vittime, sappiamo che a Massalia, l’attuale Marsiglia, il rito si celebrava in concomitanza di epidemie, e le vittime erano volontari, forse attratti dalla possibilità di nutrirsi a spese non proprie. Ad Abdera, una persona acquistata all’uopo, veniva lapidata a nome di tutta la collettività. Nel mondo romano i giochi gladiatori rientrano forse in questi rituali, e Plinio scrive che esisteva l’usanza di bere il sangue caldo dei gladiatori morti, perché efficace contro l’epilessia. A Sparta c’era il rito della flagellazione, per il quale dei fanciulli venivano frustati dinanzi il simulacro di Artemide Orthia. Questo rito fu introdotto da Licurgo per sostituire la pratica originaria che prevedeva sacrifici umani.

Antica GreciaSu “Focus” di questo mese si legge del ritrovamento di uno scheletro di adolescente sul Monte Liceo, sacro a Zeus. Ciò riaccende il dibattito sulla presenza della cruenta pratica nella civiltà considerata culla della filosofia. Leggiamo che lo scheletro di un adolescente vissuto 3.000 anni fa, senza cranio e disposto tra due file di sassi, con una lastra di pietra a coprire il bacino, è stato rinvenuto in Grecia. Nulla di strano, se non fosse per il luogo del ritrovamento: il Monte Liceo, sede del culto di Zeus.

Finora le testimonianze di sacrificio umano associate a questa montagna, incluse quelle di Platone, erano state liquidate come leggende. Difficile pensare che la pratica del sacrificio umano, presente per motivi religiosi tra antichi Romani, Egizi e Israeliti, riguardasse anche la culla della democrazia e del pensiero razionale. Tuttavia, anche se gli archeologi invitano alla cautela, il ritrovamento è straordinario: la cima sud della montagna, dove è avvenuto, era sede di un altare sacrificale, non di un cimitero. Perché allora seppellire un corpo proprio lì?

Diverse fonti classiche menzionano l’altare di Zeus come adibito a sacrifici umani. In base alla leggenda, un ragazzo veniva immolato assieme ad alcuni animali, e la carne delle vittime veniva poi cotta e consumata. Ma se del macello di animali erano già state trovate tracce evidenti, con migliaia di animali sacrificati nel periodo che va dal XVI secolo a.C. e fino al 300 a.C., fino a qualche settimana fa non erano stati rinvenuti resti umani. 

La presenza umana in questo luogo risale a più di 5000 anni fa. Fino ad oggi però non sono state trovate prove reali di un culto di Zeus, ma rimane difficile capire perché, altrimenti, una comunità avrebbe dovuto abitare su una cima tanto esposta e arida. Finora solo il 7% dell’altare del Monte Liceo è stato portato alla luce dagli archeologi, e bisognerà attendere nuovi scavi per chiarire il mistero.

Articolo di Pierluigi Montalbano

Fonte: http://pierluigimontalbano.blogspot.it/2016/09/archeologia-sacrifici-umani-nella.html

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