L’urlo del criceto

Uno studio condotto dall’associazione dei consumatori Adoc, afferma che un italiano spende ogni giorno in media 39,40 euro e ne guadagna 47.

Schiavitù da lavoro
Questo corrisponde a un risparmio mensile di poco più di 200 euro, oppure, vedendola dal lato opposto, significa che l’84% dei propri guadagni se ne va per fronteggiare le esigenze di tutti i giorni.

Se questo studio è realistico, vuol dire che l’italiano medio guadagna in un mese esattamente quanto basta per vivere quel mese. Gli avanzano 200 euro per gestire gli imprevisti. Vuol dire anche che l’italiano medio non si può permettere di lavorare meno, altrimenti non guadagnerebbe abbastanza per vivere. E infine vuol dire anche che non si può permettere di fare progetti, perché non solo non guadagna abbastanza, ma il lavoro non gli lascia il tempo per dedicarsi ad altro.

Bella trappola, vero? Non si può scendere e non si può scappare. E io la conosco bene, questa trappola, e gli ho dato un nome: la rotellina del criceto. Corri corri corri e non vai da nessuna parte. Lavori tutto il giorno, tutti i giorni, e a fine mese cos’hai ottenuto? 200 euro se ti va bene, e neanche quelli se ti si rompe la macchina.

E dov’è la crescita personale? Dove sono le passioni, i progetti? Dove sono i risparmi con cui pensare di costruire la casa dei propri sogni? Non ci sono. Sono sempre un po’ più in là. Sono il mese successivo, o l’anno prossimo. Ma l’anno prossimo è uguale al precedente, e anche quello dopo. E il tempo passa, ma si resta sempre nello stesso punto. Non si va da nessuna parte. È una ruota, e se corri più veloce ti stanchi solo prima.

I tuoi genitori e i tuoi nonni sono riusciti a comprarsi la casa in cui sono invecchiati. Tu invece per trent’anni starai seduto sotto la scrivania di un banchiere. E nel frattempo non riesci nemmeno a crescere, a diventare qualcuno, a fare esperienza, a fare qualcosa della tua vita, perché sei occupato a lavorare, e del tuo tempo rimangono solo le briciole.

Io ci ho corso parecchio su quella ruota, amici miei. Correvo come tutti in cambio di un po’ di mangime, quel tanto che mi bastava per un altro giro di corsa. Poi un bel giorno mi sono chiesto: “ma ha senso tutto questo?” No. No che non ha senso! 

Ed è allora che ho capito che se volevo arrivare da qualche parte, dovevo smettere di correre in avanti. Dovevo fare un passo di lato, e scendere. Iniziare a correre solo per me stesso.

È stato cinque anni fa. Sono andato lontano da allora, e ho capito tante cose, ma sicuramente ho capito questo: “Non sarò mai più il criceto di qualcun altro”!

Articolo di Francesco Grandis

Fonte: http://www.wanderingwil.com/

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