Dog Meat Festival: quando l’uomo mangia i cani!

Dog Meat Festival: il 21 giugno Yulin (Cina) si trasforma in un macello a cielo aperto, in cui si massacrano cani.

Yulin festival - Carne di cane

Per quanto ci si possa appellare alla tradizione, stavolta la tradizione non c’entra. Il macabro Dog Meat Festival, (festival della carne di cane), a Yulin, nella provincia cinese del Guangxi, non affonda le sue radici in un passato remoto, perché è nato meno di dieci anni fa.

In onore del solstizio d’Estate, il 21 giugno, la città si trasforma in un macello a cielo aperto, in cui si massacrano un numero indefinito di cani. 10.000? 15.000? Si fanno stime con un margine di tre zeri senza rendersi conto che si sta parlando di vite, una parte delle quali è quella di cani domestici rubati all’affetto delle famiglie, mentre la maggior parte è costituita da cani randagi. Nel 2015 sono stati aggiunti al menù anche i gatti.

Gli animali sono accalappiati per strada o prelevati nei cortili delle abitazioni private, chiusi nei sacchi, strangolati da lacci e pinze tra urla strazianti e dolore insopportabile, poi stipati in gabbie caricate su camion in viaggio verso la macellazione. C’è chi subisce fratture e ferite, chi muore per fame e sete, chi di crepacuore. Prima di essere macellati vengono uccisi da colpi inferti con coltello o bastone, ma non sempre gli animali muoiono subito, finendo nell’acqua bollente ancora vivi, prima di essere scuoiati.

A protestare contro quanto accade a Yulin, non sono solo gli occidentali o gli attivisti locali; per fortuna sempre più cinesi si schierano contro questa carneficina gastronomica. Nel 2011, sull’onda delle proteste nazionali, le Autorità hanno messo fine al Jinghua Dog Meat Festival, evento simile a quello di Yulin.La sensibilità dell’opinione pubblica nazionale e internazionale nei confronti degli animali è in aumento, così come la consapevolezza che ogni Paese debba prevedere interventi legislativi a tutela degli animali per garantirne il rispetto quali esseri senzienti. L’indignazione pubblica per questo orrido evento è in crescita. Negli anni sono state portate avanti numerose campagne di successo sostenute da appelli online di portata globale. Il fronte del dissenso cresce su più fronti, primo fra tutti quello dell’ingiustizia praticata su questi esseri senzienti, che in molti luoghi del mondo sono parte della famiglia e della vita sociale.

Esiste anche un rischio per la salute pubblica. In Cina sono rimasti pochi allevamenti di cani ‘da carne’ per via dei costi elevati: le vaccinazioni e gli standard igienici richiesti azzererebbero il profitto. Non esistendo un sistema di allevamenti sottoposti a controlli sanitari, il rischio della rabbia è molto alto. Mangiare carne di cane non porta alla trasmissione della rabbia ma catturare, trasportare e uccidere cani non vaccinati espone al virus i ladri, i trasportatori e i macellai.

Il Festival di Yulin non costituisce certo un vanto per la Cina: l’olocausto dei cani, i furti che alimentano la criminalità, i problemi igienici non giovano all’immagine di un Paese che ha rapporti economici in tutto il mondo.

Le autorità  del Guangxi hanno sottolineato che il festival non è organizzato né sponsorizzato dal Governo locale che, anzi, ha imposto ai ristoratori una serie di restrizioni: è vietato uccidere gli animali in zone pubbliche, esibirne le carcasse e servire carne di cane all’aperto.

Ciò che avviene a Yulin è ampiamente documentato dai media di tutto il mondo, dalle riprese di turisti, da video reperibili sul web e nonostante ciò abbia scatenato ovunque forti proteste, nelle scorse edizioni questa manifestazione crudele e anacronistica, non è ancora stata abolita. Ma nulla passa invano.

Quando avvengono queste prese di coscienza di massa, anche i governi si sentono in dovere di reagire, se non per rispetto verso gli animali, valore che dovrebbe essere fondante in ogni civiltà, perché comprendono da che parte vanno la politica e l’economia. E’ chiaro che finché ci sarà un solo cane al mondo che morirà per diventare cibo, bisognerà lottare secondo il sano principio che l’ingiustizia esercitata su uno non è meno grave di quella esercitata su molti.

Il fatto, poi, che questo massacro avvenga in un Paese lontano, non ci autorizza a volgere lo sguardo dall’altra parte, e, soprattutto, a dire che ci sono cose più importanti a cui pensare, perché il modo migliore per non risolvere un problema è spostare l’attenzione su altro, per quanto più importante esso possa sembrare.

A onor del vero, oggi tocca al festival di Yulin, ma non bisogna dimenticare che per numerose altre specie animali il festival c’è quotidianamente negli allevamenti, nei mattatoi, nelle battute di caccia e di pesca, dove la vita si fabbrica e si distrugge in nome della mistificatoria libertà di mangiare ciò che si vuole.

Fonte: http://www.lindro.it/yulin-quando-e-luomo-che-mangia-il-cane/

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